Un’opera profondamente sofferente sul tornare a essere umani in un mondo dove il vivere è misera merce da scambio. Un film raggelante, dove la pesantezza e l’indugiare costante di una simmetria affilatissima sono elementi fondanti dello scopo di questo stesso più di quanto migliaia di pagine di dialoghi possano fare. È una pellicola che di cinematografico (almeno in senso generico) ha solamente il rigore della messa in scena, tutto il resto è un’ennesima (ma mai banale o ripetitiva) denuncia che si spera abbia anche una maggiore risonanza visto il suo narrare i prodromi dei conflitti che dilaniano il nostro presente.
Un’opera profondamente sofferente sul tornare a essere umani in un mondo dove il vivere è misera merce da scambio. Un film raggelante, dove la pesantezza e l’indugiare costante di una simmetria affilatissima sono elementi fondanti dello scopo di questo stesso più di quanto migliaia di pagine di dialoghi possano fare. È una pellicola che di cinematografico (almeno in senso generico) ha solamente il rigore della messa in scena, tutto il resto è un’ennesima (ma mai banale o ripetitiva) denuncia che si spera abbia anche una maggiore risonanza visto il suo narrare i prodromi dei conflitti che dilaniano il nostro presente.