Per completare il mio viaggio con Maasaki Yuasa sono dovuto passare obbligatoriamente dal suo primo lavoro televisivo, oltre che sui secondo lavoro come regista: lo stile schizzato (e schizzoide) con cui il giapponese si presenta al mondo in Mind Game, in Kemonozume viene leggermente raffinato, non esagerando sulla stranezza ma puntando più che altro su alcune caratteristiche, quali l'entrata in scena di elementi reali (vedi gli sfondi quasi sempre fotografie o collage) e un tratto molto abbozzato e quasi definibile "brutto" (come nel futuro Ping Pong).
Ma lo stile è fine a se stesso se alla base non c'è il racconto, e qui Yuasa compie un lavoro gigantesco: Romeo e Giulietta, ma lui è un cacciatore di mostri e lei è un mostro che si trasforma in tale quando è eccitata sessualmente, cosa che nella serie capiterà molto spesso. I due si innamorano al primo sguardo e noi li seguiremo nei loro rispettivi mondi, il dojo, tempio del rigore e della gerarchia, e il sottobosco mostruoso dei "flash eaters" che è altrettanto regolato da leggi che si sono create dall'obbligo di nascondere la parte mostruosa di questi esseri. I personaggi secondari poi sono memorabili e protagonisti di alcuni momenti affascinanti e splendidi, come Umeda, tristemente innamorato di una prostituta, e che regala a noi spettatori un intero episodio, forse il migliore.
La colonna sonora jazz inquadra benissimo l'impostazione stilistica di Yuasa, che per colori e uso degli spazi tende ad avvicinarsi quasi ad una serie sui gangster: nonostante ciò però in alcuni momenti questa è esageratamente caricata, andando a stonare con la vista.
Insomma, personalmente uno dei lavori di Yuasa che più apprezzo, grazie alla sorpresa che ho ricevuto guardandola.
Per completare il mio viaggio con Maasaki Yuasa sono dovuto passare obbligatoriamente dal suo primo lavoro televisivo, oltre che sui secondo lavoro come regista: lo stile schizzato (e schizzoide) con cui il giapponese si presenta al mondo in Mind Game, in Kemonozume viene leggermente raffinato, non esagerando sulla stranezza ma puntando più che altro su alcune caratteristiche, quali l'entrata in scena di elementi reali (vedi gli sfondi quasi sempre fotografie o collage) e un tratto molto abbozzato e quasi definibile "brutto" (come nel futuro Ping Pong).
Ma lo stile è fine a se stesso se alla base non c'è il racconto, e qui Yuasa compie un lavoro gigantesco: Romeo e Giulietta, ma lui è un cacciatore di mostri e lei è un mostro che si trasforma in tale quando è eccitata sessualmente, cosa che nella serie capiterà molto spesso. I due si innamorano al primo sguardo e noi li seguiremo nei loro rispettivi mondi, il dojo, tempio del rigore e della gerarchia, e il sottobosco mostruoso dei "flash eaters" che è altrettanto regolato da leggi che si sono create dall'obbligo di nascondere la parte mostruosa di questi esseri. I personaggi secondari poi sono memorabili e protagonisti di alcuni momenti affascinanti e splendidi, come Umeda, tristemente innamorato di una prostituta, e che regala a noi spettatori un intero episodio, forse il migliore.
La colonna sonora jazz inquadra benissimo l'impostazione stilistica di Yuasa, che per colori e uso degli spazi tende ad avvicinarsi quasi ad una serie sui gangster: nonostante ciò però in alcuni momenti questa è esageratamente caricata, andando a stonare con la vista.
Insomma, personalmente uno dei lavori di Yuasa che più apprezzo, grazie alla sorpresa che ho ricevuto guardandola.