

2019·Animation·11 episodes
7.9
★
















































After accidentally breaking a statue of the guardian god of the Asakusa district, middle school students Kazuki, Toi and Enta are transformed into kappas -creatures from japanese folklore- by Keppi, self-proclaimed prince of the Kappa Kingdom. If they want to regain their human form, they must collect the five Dishes of Hope for him, which fulfill the wishes of whoever possesses them. To do so, they will fight against the kappa-zombies and extract their "shirikodama", the mythical organ containing humans' deepest desires. Two policemen, Reo and Mabu, are the ones behind this evil scheme, turning humans into zombies as agents of the Otter Empire, enemy of the Kappa Kingdom since ancient times. In the guise of "Kappazon, Inc.", they control society by manipulating the desires of the masses for their own goals. To succeed in their mission, the boys must be connected through the "Sarazanmai", revealing their most intimate secrets in the process...
Created by Kunihiko Ikuhara and Teruko Utsumi
love triangle
capitalism
lovesickness
sexuality
symbolism
modern society
male friendship
surreal
supernatural
stepbrother
secret love
love
surrealism
stepson
male homosexuality
family relationships
coming of age
teenage crush
cross dressing
zombie
teenage love
desire
gender roles
teenage sexuality
lgbt
obsessive love
lgbt teen
male bonding
cross dresser
teenage gang
genre bending
true love
masculinity
japanese folklore
unfulfillment
unfulfilled love
japanese mythology
connection
anime
teen social issues
unhappy love
symbology
teenage dreams
gay romance
unconditional love
gay friend
gay youth
neo-surrealism
gay theme
boys' love (bl)

IMDB
N/A
Where to Watch


Seasons
Cast

Ayumu Murase
Kazuki Yasaka

Koki Uchiyama
Toi Kuji

Shun Horie
Enta Jinnai

Mamoru Miyano
Reo Niiboshi

Yoshimasa Hosoya
Mabu Akutsu

Teiko Nanahara
Sara Azuma

Junichi Suwabe
Keppi

Rie Kugimiya
Haruka Yasaka
Crew

Kunihiko Ikuhara
Screenplay

Kunihiko Ikuhara
Series Director

Kunihiko Ikuhara
Sound Director

Haru Yamada
Sound Director

Kunihiko Ikuhara
Series Composition

Kunihiko Ikuhara
Original Series Creator

Kunihiko Ikuhara
Original Story
Popular Reviews
16 reviews
keichan
9.0★ · 06/15/25

this is the 2019 dandadan but people arenr ready for this conversation yet
this is the 2019 dandadan but people arenr ready for this conversation yet
tommyuwukkPRO
8.0★ · 12/23/23

Kunihiko Ikuhara è senza troppi problemi uno dei 5 più importanti registi giapponesi degli ultimi 30 anni: non parlo della sua influenza sul settore (non è stato impattante come Anno o Yuasa per dire, o come la coppia Simbo-Oishi) ma nonostante ciò è insieme a Dezaki uno di quei registi che hanno preso il formato televisivo e lo hanno fatto loro, riuscendo a trarre anche dal mezzo in sè tantissimo.
Sia nel suo Penguindrum (recuperatelo maledetti) che qui, in Sarazanmai, Ikuhara inserisce momenti ripetitivi, delle specie di mantra (in Penguindrum la formula "voi che non otterrete nulla dalla vita", qui la canzone mentre sono trasformati in Kappa) che sono fondamentali per l'evoluzione e lo sviluppo della trama e funzionali da un punto di vista industriale, poichè permettono di risparmiare ore di lavoro.
Questo significa saper usare il mezzo alla perfezione, e una volta che recupererete anche questo gioiello capirete cosa intendo.
Ma nonostante ciò la serie è grandiosa anche per altro, uno su tutti ovviamente il tema centrale, il legame: ogni momento è buono per sparare sul Giappone come società, freddo e retrogrado (come già terribilmente mostrato in Penguindrum), che non riesce ad accettare tabù e perversioni e che proprio per questo manda a cacciare chi manifesta ciò una coppia di (anche loro) gelidi poliziotti (anche nelle sfumature di colore, spenti e grigiastri).
Anche i nostri tre protagonisti sono succubi di una società che non li vedrà mai di buon occhio, prima di tutto perchè i loro "problemi" (permettetemi di chiamarli tali, veramente non trovo le parole, non sono assolutamente problemi) si sono manifestati durante l'infanzia, e quindi automaticamente verranno già "macchiati.
Kazuki è un crossdresser, Enta è omosessuale, Kuji è un criminale: tre "reietti" che cercano in tutti i modi di mantenere un velo di finzione, e Ikuhara questo lo critica. Egli, giustamente, plasma la sua creatura, e forza i suoi personaggi (sia principali che assolutamente marginali, vedi tutti i kappa zombi) a rivelare i loro segreti. Ed è così che i rapporti e i legami, temi ricorrenti e principali, sono messi alla prova, e da qui ne esce una delle opere più stravaganti degli ultimi anni, ennesima prova di come Kunihiko sia riuscito a sottomettere al suo volere la serialità animata.
Importante è poi il corpo, la nudità (se così vogliamo chiamarla), e in generale l'amore e il desiderio, strettamente legati appunto ai due termini appena utilizzato: i ragazzi (ma anche i due poliziotti) si legano tramite delle specie di rituali; i primi sono forzati a rivelare i loro segreti, rendendo più difficoltosa appunto la creazione di una relazione amicale, e mentre fanno ciò sono rappresentati completamente nudi, durante una specie di ballo quasi incontrollato; i secondi invece hanno sempre un momento dedicato, visivamente potentissimo e legato anche qui al corpo, sempre e comunque motore di ogni cosa. Mabou e Reo per un motivo o per un altro non sono uomini completi: Mabou è razionale e per un avvenimento possiede un cuore meccanico, è gelido e grigio, ma razionale e tormentato da dubbi, Reo è mancante di questa caratteristica e per questo nel loro ballo egli ruba il suo cuore meccanico. Allo stesso tempo però se il corpo non arriva allora è un altro il mezzo utilizzato, una pistola dei sentimenti, giustamente in mano a Reo, impulsivo e sicuramente più espansivo.
Ogni personaggio si completa, gran lavoro di scrittura.
Unico difetto (forse grande) è l'esagerata didascalia di molti passaggi: se in Mawaru Penguindrum ci troviamo all'opposto della scala, poichè l'opera è ermetica e simbolista, qui i simboli rimangono, ma il regista è costretto a doverli spiegare, probabilmente (dico io) per la poca durata della serie e per il target diverso. Studio Mappa ha curato la produzione, e quindi necessitava di entrate chiaramente maggiori.
Ultima nota è la comicità, Ikuhara è un maestro delle gag: figlio degli anni 80'-90' ha imparato come far divertire in poche azioni, sia con i simpaticissimi pinguini della sua opera maestra, sia con i Kappa qua.
Lunga vita a Kunihiko Ikuhara, l'unico regista che mi sta facendo emozionare tanto negli ultimi tempi.
(manca Utena, mannaggia a Yamato per perdere tutti sti diritti)
Sia nel suo Penguindrum (recuperatelo maledetti) che qui, in Sarazanmai, Ikuhara inserisce momenti ripetitivi, delle specie di mantra (in Penguindrum la formula "voi che non otterrete nulla dalla vita", qui la canzone mentre sono trasformati in Kappa) che sono fondamentali per l'evoluzione e lo sviluppo della trama e funzionali da un punto di vista industriale, poichè permettono di risparmiare ore di lavoro.
Questo significa saper usare il mezzo alla perfezione, e una volta che recupererete anche questo gioiello capirete cosa intendo.
Ma nonostante ciò la serie è grandiosa anche per altro, uno su tutti ovviamente il tema centrale, il legame: ogni momento è buono per sparare sul Giappone come società, freddo e retrogrado (come già terribilmente mostrato in Penguindrum), che non riesce ad accettare tabù e perversioni e che proprio per questo manda a cacciare chi manifesta ciò una coppia di (anche loro) gelidi poliziotti (anche nelle sfumature di colore, spenti e grigiastri).
Anche i nostri tre protagonisti sono succubi di una società che non li vedrà mai di buon occhio, prima di tutto perchè i loro "problemi" (permettetemi di chiamarli tali, veramente non trovo le parole, non sono assolutamente problemi) si sono manifestati durante l'infanzia, e quindi automaticamente verranno già "macchiati.
Kazuki è un crossdresser, Enta è omosessuale, Kuji è un criminale: tre "reietti" che cercano in tutti i modi di mantenere un velo di finzione, e Ikuhara questo lo critica. Egli, giustamente, plasma la sua creatura, e forza i suoi personaggi (sia principali che assolutamente marginali, vedi tutti i kappa zombi) a rivelare i loro segreti. Ed è così che i rapporti e i legami, temi ricorrenti e principali, sono messi alla prova, e da qui ne esce una delle opere più stravaganti degli ultimi anni, ennesima prova di come Kunihiko sia riuscito a sottomettere al suo volere la serialità animata.
Importante è poi il corpo, la nudità (se così vogliamo chiamarla), e in generale l'amore e il desiderio, strettamente legati appunto ai due termini appena utilizzato: i ragazzi (ma anche i due poliziotti) si legano tramite delle specie di rituali; i primi sono forzati a rivelare i loro segreti, rendendo più difficoltosa appunto la creazione di una relazione amicale, e mentre fanno ciò sono rappresentati completamente nudi, durante una specie di ballo quasi incontrollato; i secondi invece hanno sempre un momento dedicato, visivamente potentissimo e legato anche qui al corpo, sempre e comunque motore di ogni cosa. Mabou e Reo per un motivo o per un altro non sono uomini completi: Mabou è razionale e per un avvenimento possiede un cuore meccanico, è gelido e grigio, ma razionale e tormentato da dubbi, Reo è mancante di questa caratteristica e per questo nel loro ballo egli ruba il suo cuore meccanico. Allo stesso tempo però se il corpo non arriva allora è un altro il mezzo utilizzato, una pistola dei sentimenti, giustamente in mano a Reo, impulsivo e sicuramente più espansivo.
Ogni personaggio si completa, gran lavoro di scrittura.
Unico difetto (forse grande) è l'esagerata didascalia di molti passaggi: se in Mawaru Penguindrum ci troviamo all'opposto della scala, poichè l'opera è ermetica e simbolista, qui i simboli rimangono, ma il regista è costretto a doverli spiegare, probabilmente (dico io) per la poca durata della serie e per il target diverso. Studio Mappa ha curato la produzione, e quindi necessitava di entrate chiaramente maggiori.
Ultima nota è la comicità, Ikuhara è un maestro delle gag: figlio degli anni 80'-90' ha imparato come far divertire in poche azioni, sia con i simpaticissimi pinguini della sua opera maestra, sia con i Kappa qua.
Lunga vita a Kunihiko Ikuhara, l'unico regista che mi sta facendo emozionare tanto negli ultimi tempi.
(manca Utena, mannaggia a Yamato per perdere tutti sti diritti)
Kunihiko Ikuhara è senza troppi problemi uno dei 5 più importanti registi giapponesi degli ultimi 30 anni: non parlo della sua influenza sul settore (non è stato impattante come Anno o Yuasa per dire, o come la coppia Simbo-Oishi) ma nonostante ciò è insieme a Dezaki uno di quei registi che hanno preso il formato televisivo e lo hanno fatto loro, riuscendo a trarre anche dal mezzo in sè tantissimo.
Sia nel suo Penguindrum (recuperatelo maledetti) che qui, in Sarazanmai, Ikuhara inserisce momenti ripetitivi, delle specie di mantra (in Penguindrum la formula "voi che non otterrete nulla dalla vita", qui la canzone mentre sono trasformati in Kappa) che sono fondamentali per l'evoluzione e lo sviluppo della trama e funzionali da un punto di vista industriale, poichè permettono di risparmiare ore di lavoro.
Questo significa saper usare il mezzo alla perfezione, e una volta che recupererete anche questo gioiello capirete cosa intendo.
Ma nonostante ciò la serie è grandiosa anche per altro, uno su tutti ovviamente il tema centrale, il legame: ogni momento è buono per sparare sul Giappone come società, freddo e retrogrado (come già terribilmente mostrato in Penguindrum), che non riesce ad accettare tabù e perversioni e che proprio per questo manda a cacciare chi manifesta ciò una coppia di (anche loro) gelidi poliziotti (anche nelle sfumature di colore, spenti e grigiastri).
Anche i nostri tre protagonisti sono succubi di una società che non li vedrà mai di buon occhio, prima di tutto perchè i loro "problemi" (permettetemi di chiamarli tali, veramente non trovo le parole, non sono assolutamente problemi) si sono manifestati durante l'infanzia, e quindi automaticamente verranno già "macchiati.
Kazuki è un crossdresser, Enta è omosessuale, Kuji è un criminale: tre "reietti" che cercano in tutti i modi di mantenere un velo di finzione, e Ikuhara questo lo critica. Egli, giustamente, plasma la sua creatura, e forza i suoi personaggi (sia principali che assolutamente marginali, vedi tutti i kappa zombi) a rivelare i loro segreti. Ed è così che i rapporti e i legami, temi ricorrenti e principali, sono messi alla prova, e da qui ne esce una delle opere più stravaganti degli ultimi anni, ennesima prova di come Kunihiko sia riuscito a sottomettere al suo volere la serialità animata.
Importante è poi il corpo, la nudità (se così vogliamo chiamarla), e in generale l'amore e il desiderio, strettamente legati appunto ai due termini appena utilizzato: i ragazzi (ma anche i due poliziotti) si legano tramite delle specie di rituali; i primi sono forzati a rivelare i loro segreti, rendendo più difficoltosa appunto la creazione di una relazione amicale, e mentre fanno ciò sono rappresentati completamente nudi, durante una specie di ballo quasi incontrollato; i secondi invece hanno sempre un momento dedicato, visivamente potentissimo e legato anche qui al corpo, sempre e comunque motore di ogni cosa. Mabou e Reo per un motivo o per un altro non sono uomini completi: Mabou è razionale e per un avvenimento possiede un cuore meccanico, è gelido e grigio, ma razionale e tormentato da dubbi, Reo è mancante di questa caratteristica e per questo nel loro ballo egli ruba il suo cuore meccanico. Allo stesso tempo però se il corpo non arriva allora è un altro il mezzo utilizzato, una pistola dei sentimenti, giustamente in mano a Reo, impulsivo e sicuramente più espansivo.
Ogni personaggio si completa, gran lavoro di scrittura.
Unico difetto (forse grande) è l'esagerata didascalia di molti passaggi: se in Mawaru Penguindrum ci troviamo all'opposto della scala, poichè l'opera è ermetica e simbolista, qui i simboli rimangono, ma il regista è costretto a doverli spiegare, probabilmente (dico io) per la poca durata della serie e per il target diverso. Studio Mappa ha curato la produzione, e quindi necessitava di entrate chiaramente maggiori.
Ultima nota è la comicità, Ikuhara è un maestro delle gag: figlio degli anni 80'-90' ha imparato come far divertire in poche azioni, sia con i simpaticissimi pinguini della sua opera maestra, sia con i Kappa qua.
Lunga vita a Kunihiko Ikuhara, l'unico regista che mi sta facendo emozionare tanto negli ultimi tempi.
(manca Utena, mannaggia a Yamato per perdere tutti sti diritti)
Sia nel suo Penguindrum (recuperatelo maledetti) che qui, in Sarazanmai, Ikuhara inserisce momenti ripetitivi, delle specie di mantra (in Penguindrum la formula "voi che non otterrete nulla dalla vita", qui la canzone mentre sono trasformati in Kappa) che sono fondamentali per l'evoluzione e lo sviluppo della trama e funzionali da un punto di vista industriale, poichè permettono di risparmiare ore di lavoro.
Questo significa saper usare il mezzo alla perfezione, e una volta che recupererete anche questo gioiello capirete cosa intendo.
Ma nonostante ciò la serie è grandiosa anche per altro, uno su tutti ovviamente il tema centrale, il legame: ogni momento è buono per sparare sul Giappone come società, freddo e retrogrado (come già terribilmente mostrato in Penguindrum), che non riesce ad accettare tabù e perversioni e che proprio per questo manda a cacciare chi manifesta ciò una coppia di (anche loro) gelidi poliziotti (anche nelle sfumature di colore, spenti e grigiastri).
Anche i nostri tre protagonisti sono succubi di una società che non li vedrà mai di buon occhio, prima di tutto perchè i loro "problemi" (permettetemi di chiamarli tali, veramente non trovo le parole, non sono assolutamente problemi) si sono manifestati durante l'infanzia, e quindi automaticamente verranno già "macchiati.
Kazuki è un crossdresser, Enta è omosessuale, Kuji è un criminale: tre "reietti" che cercano in tutti i modi di mantenere un velo di finzione, e Ikuhara questo lo critica. Egli, giustamente, plasma la sua creatura, e forza i suoi personaggi (sia principali che assolutamente marginali, vedi tutti i kappa zombi) a rivelare i loro segreti. Ed è così che i rapporti e i legami, temi ricorrenti e principali, sono messi alla prova, e da qui ne esce una delle opere più stravaganti degli ultimi anni, ennesima prova di come Kunihiko sia riuscito a sottomettere al suo volere la serialità animata.
Importante è poi il corpo, la nudità (se così vogliamo chiamarla), e in generale l'amore e il desiderio, strettamente legati appunto ai due termini appena utilizzato: i ragazzi (ma anche i due poliziotti) si legano tramite delle specie di rituali; i primi sono forzati a rivelare i loro segreti, rendendo più difficoltosa appunto la creazione di una relazione amicale, e mentre fanno ciò sono rappresentati completamente nudi, durante una specie di ballo quasi incontrollato; i secondi invece hanno sempre un momento dedicato, visivamente potentissimo e legato anche qui al corpo, sempre e comunque motore di ogni cosa. Mabou e Reo per un motivo o per un altro non sono uomini completi: Mabou è razionale e per un avvenimento possiede un cuore meccanico, è gelido e grigio, ma razionale e tormentato da dubbi, Reo è mancante di questa caratteristica e per questo nel loro ballo egli ruba il suo cuore meccanico. Allo stesso tempo però se il corpo non arriva allora è un altro il mezzo utilizzato, una pistola dei sentimenti, giustamente in mano a Reo, impulsivo e sicuramente più espansivo.
Ogni personaggio si completa, gran lavoro di scrittura.
Unico difetto (forse grande) è l'esagerata didascalia di molti passaggi: se in Mawaru Penguindrum ci troviamo all'opposto della scala, poichè l'opera è ermetica e simbolista, qui i simboli rimangono, ma il regista è costretto a doverli spiegare, probabilmente (dico io) per la poca durata della serie e per il target diverso. Studio Mappa ha curato la produzione, e quindi necessitava di entrate chiaramente maggiori.
Ultima nota è la comicità, Ikuhara è un maestro delle gag: figlio degli anni 80'-90' ha imparato come far divertire in poche azioni, sia con i simpaticissimi pinguini della sua opera maestra, sia con i Kappa qua.
Lunga vita a Kunihiko Ikuhara, l'unico regista che mi sta facendo emozionare tanto negli ultimi tempi.
(manca Utena, mannaggia a Yamato per perdere tutti sti diritti)
lily besser
9.0★ · 07/25/23

why does this exist⁉️⁉️ (it’s ruined my life)
why does this exist⁉️⁉️ (it’s ruined my life)
Fresh avocado
8.0★ · 11/23/22

Huh i thought this was a fever dream
Huh i thought this was a fever dream
Mari Rosa
10.0★ · 05/15/21

Eu nao sei explicar o quanto esse anime é especial para mim
Eu nao sei explicar o quanto esse anime é especial para mim
