Penguindrum
Primo Cour, episodi 1-12:
Approcciarsi a Mawaru Penguindrum è stato per me infernale: non mi crederete se vi dico che ho dovuto iniziare la serie nel corso degli scorsi 3 anni ben 7 volte (no non è un'esagerazione), dando la colpa al ritmo, poiché probabilmente non volevo ammettere la mia ignoranza e poca preparazione.
Perché si questa è un'opera che necessita di tanto background culturale e di tanta forza di volontà.
Commedia e dramma, surrealismo ed ermetismo, amore e destino.
Il destino esiste? E se si, come comanda le nostre vite? Shoma, Kanba, Himari e Ringo sono al centro di questo quesito e le loro vite sono unite dal famoso filo rosso, che qui prende le sembianze di un treno, il quale non può spostarsi dai suoi binari.
La storia è adultissima (e so che lo sarà di più) e come ho già affermato necessita davvero di tanta ma tanta ricerca, poiché vengono citati molto spesso elementi culturali di un Giappone a noi lontanissimo: che siano le fiabe di Kenji Miyazawa o quelle di Murakami, oppure gli anni novanta giapponesi, in cui un'ipocrita società era messa in ginocchio, oppure ancora il 20 marzo 1995, con l'attentato alla metro di Tokyo. E di nuovo il Culto dell'Aum Shinrinkyō, il "culto del destino", autore di diverse stragi e ideologicamente base della narrazione di questa complessa opera.
Manca tutta una metà che so essere completamente dedita alla filosofia e al dramma, sono veramente pronto a piangere.
Ci vediamo.
(poco recensione, tanto flusso di coscienza, ma credetemi non è facile)