È difficile essere Scorsese e Safdie in salsa italica in un mondo che premia i Diabolik, ed è anche difficile ammettere la natura grezza, secca, sempliciona e un po’ scontata di tutta l’operazione, ma se c’è qualcosa di immediatamente riconoscibile è la profonda sincerità e autenticità, è la voglia di creare qualcosa di effettivamente nuovo da sto marciume e vecchiume che ci circonda, una decadenza riflessa nell’ennesima Roma di notte, che però stavolta brilla nei tombini e nelle pozzanghere invece di sparire nell’anonimato del già visto. Due protagonisti superlativi, garanzia fin troppo sottovalutata uno, rivelazione esordiente l’altro, si portano a casa assieme al regista una piccola, fortissima vittoria, vero esempio da seguire di un “cinema di genere” che risorge sempre ma non resta mai.
È difficile essere Scorsese e Safdie in salsa italica in un mondo che premia i Diabolik, ed è anche difficile ammettere la natura grezza, secca, sempliciona e un po’ scontata di tutta l’operazione, ma se c’è qualcosa di immediatamente riconoscibile è la profonda sincerità e autenticità, è la voglia di creare qualcosa di effettivamente nuovo da sto marciume e vecchiume che ci circonda, una decadenza riflessa nell’ennesima Roma di notte, che però stavolta brilla nei tombini e nelle pozzanghere invece di sparire nell’anonimato del già visto. Due protagonisti superlativi, garanzia fin troppo sottovalutata uno, rivelazione esordiente l’altro, si portano a casa assieme al regista una piccola, fortissima vittoria, vero esempio da seguire di un “cinema di genere” che risorge sempre ma non resta mai.