Una critica pungente a quella che é la società in cui viviamo, per essere di soli 15 minuti credo che faccia passare il messaggio in modo chiaro e non scontato. Degli impiegati che sfasciano macchine ‘per divertimento’ rilasciando la rabbia accumulata e non processata correttamente causata da un sistema che, in un modo o nell’altro, sopprime tutti e dall’altro lato del cancello dei ragazzini che distruggono una macchina per lo stesso motivo, incapaci di fare altro e di capire perché pur vivendo nella stessa città la loro vita sia così diversa da chi quella macchina la possiede; una tesla con il finestrino rotto, costretta a far entrare l’aria che tutti gli altri respirano in quel clima, un impiegato che lascia entrare nella sua vita la preoccupazione ed il senso di colpa per tutte le vite che il suo lavoro contribuisce a rovinare, una dualità rappresentata dalla rabbia che sfoga sulla bici di un ragazzino e l’impegno per restituirgliela aggiustata, due sentimenti così contrastanti che probabilmente convivono in tutti i suoi colleghi e che, alla fine, lo fanno abbandonare all’accettazione della sua impotenza, rimane passivo, steso nella sua macchina mentre ignora la chiamata di lavoro dove viene complimentato e si fuma una sigaretta, una scena statica così come la percezione della sua posizione nella società di cui, a lavoro si sente parte, ma al di fuori comprende di essere succube
Una critica pungente a quella che é la società in cui viviamo, per essere di soli 15 minuti credo che faccia passare il messaggio in modo chiaro e non scontato. Degli impiegati che sfasciano macchine ‘per divertimento’ rilasciando la rabbia accumulata e non processata correttamente causata da un sistema che, in un modo o nell’altro, sopprime tutti e dall’altro lato del cancello dei ragazzini che distruggono una macchina per lo stesso motivo, incapaci di fare altro e di capire perché pur vivendo nella stessa città la loro vita sia così diversa da chi quella macchina la possiede; una tesla con il finestrino rotto, costretta a far entrare l’aria che tutti gli altri respirano in quel clima, un impiegato che lascia entrare nella sua vita la preoccupazione ed il senso di colpa per tutte le vite che il suo lavoro contribuisce a rovinare, una dualità rappresentata dalla rabbia che sfoga sulla bici di un ragazzino e l’impegno per restituirgliela aggiustata, due sentimenti così contrastanti che probabilmente convivono in tutti i suoi colleghi e che, alla fine, lo fanno abbandonare all’accettazione della sua impotenza, rimane passivo, steso nella sua macchina mentre ignora la chiamata di lavoro dove viene complimentato e si fuma una sigaretta, una scena statica così come la percezione della sua posizione nella società di cui, a lavoro si sente parte, ma al di fuori comprende di essere succube