Un anno di scuola, presentato a Venezia nel 2025, è il secondo lungometraggio di Laura Samani che riadatta in chiave più o meno moderna (siamo nel 2007) un racconto del 1929 di Giani Stuparich.
Il film racconta la storia di una ragazza svedese, Fredrika, trasferitasi a Trieste a causa del lavoro del padre, che cerca di inserirsi in un istituto tecnico a stragrande prevalenza maschile, riuscendo però ad instaurare una profonda amicizia con Antero, Pasini e Mitis.
Si tratta dunque di un film scolastico o adolescenziale che, come da titolo, racconta un intero anno di scuola superiore, precisamente l’ultimo prima della maturità. Ne emerge un’immersione totale all’interno del gruppo dei 4 ragazzi, delle loro gioie e i loro drammi, che vivono le loro vite quasi in simbiosi e di cui ad un certo punto del film anche lo spettatore sente di far parte. Interessante anche quanto spicchi una quasi totale assenza degli adulti, specialmente dei genitori dei ragazzi, che vivono le loro vite quasi autonomamente.
Oltre ad una regia splendida, ho trovato in questa pellicola un’estrema autenticità, con i dialoghi, la scelta di rappresentarli in dialetto triestino e le ambientazioni della scuola quasi degradata, che restituiscono un contesto in cui è molto facile immergersi.
L’unica parte che forse ho apprezzato meno è la fretta nella risoluzione finale dei conflitti, che passa da dramma a lieto fine nel giro di pochissime scene e su cui forse ci si poteva soffermare un po’ di più, ma il tutto funziona comunque alla grande ed è ugualmente un film italiano stupendo da vedere assolutamente.
Un anno di scuola, presentato a Venezia nel 2025, è il secondo lungometraggio di Laura Samani che riadatta in chiave più o meno moderna (siamo nel 2007) un racconto del 1929 di Giani Stuparich.
Il film racconta la storia di una ragazza svedese, Fredrika, trasferitasi a Trieste a causa del lavoro del padre, che cerca di inserirsi in un istituto tecnico a stragrande prevalenza maschile, riuscendo però ad instaurare una profonda amicizia con Antero, Pasini e Mitis.
Si tratta dunque di un film scolastico o adolescenziale che, come da titolo, racconta un intero anno di scuola superiore, precisamente l’ultimo prima della maturità. Ne emerge un’immersione totale all’interno del gruppo dei 4 ragazzi, delle loro gioie e i loro drammi, che vivono le loro vite quasi in simbiosi e di cui ad un certo punto del film anche lo spettatore sente di far parte. Interessante anche quanto spicchi una quasi totale assenza degli adulti, specialmente dei genitori dei ragazzi, che vivono le loro vite quasi autonomamente.
Oltre ad una regia splendida, ho trovato in questa pellicola un’estrema autenticità, con i dialoghi, la scelta di rappresentarli in dialetto triestino e le ambientazioni della scuola quasi degradata, che restituiscono un contesto in cui è molto facile immergersi.
L’unica parte che forse ho apprezzato meno è la fretta nella risoluzione finale dei conflitti, che passa da dramma a lieto fine nel giro di pochissime scene e su cui forse ci si poteva soffermare un po’ di più, ma il tutto funziona comunque alla grande ed è ugualmente un film italiano stupendo da vedere assolutamente.