Cinema Tedesco a 360 gradi.
Mi sono trovato un po' stordito durante la visione, perché mi era stato consigliato dicendo che fosse un documentario che raccontava dell'influenza di Caligari e degli altri principali film espressionisti degli anni venti, sulla società e sul cinema globale. Invece è incentrato sulla storia del cinema e della repubblica di Weimar toccando per lo più di facciata quel contesto, ovviamente parlo del film, il libro da cui è tratto non l'ho letto.
STRUTTURAInizia con un breve focus sul film di Lang "M - IL MOSTRO DI DÜSSELDORF"(probabilmente il mio film tedesco preferito), che verrà poi anche ripreso verso la fine del documentario. Dopo questo piccolo focus, si svolge un percorso storico molto dettagliato, in senso di ampiezza di opere e personaggi del settore, senza andare quasi mai fino in fondo. Dall'espressionismo, passando dalla nuova oggettività, al cinema Musical dell'inizio del cinema sonoro, fermandosi quindi prima del cinema di propaganda nazista sotto-regime.
I tre grandi registi del cinema espressionista e post-espressionista tedesco(Robert Wiene, Fritz Lang e Friedrich Wilhelm Murnau) vengono un po' oscurati per fare spazio a nomi e sotto-correnti più "laterali"(si da un focus interessante e di cui non ero a conoscenza su Eugen Schüfftan, DOP di Metropolis, e di altre promesse che poi migrarono a Hollywood), a volte analizzati quasi di facciata, alcuni invece ben approfonditi e sinceramente interessanti. L'importante UFA viene accennata e leggermente approfondita, però è davvero un intervento minuscolo per una casa di produzione così centrale e importante che ha plasmato nella storia il cinema tedesco sia nelle buone che nelle cattive sorti(regime nazista)
Fritz Lang è quello forse più presente nel documentario, si comprende bene la sua genialità, la sua visione della realtà della società dell'epoca e di quello che la nazione stava per diventare in ogni suo film(quasi un veggente assurdo). Come prima anticipavo, si parla del forte collegamento del cinema tedesco con la società della sua epoca, di come questi film erano un analisi psicologica e sociologica di quelli che erano gli abitanti della Germania del post prima guerra mondiale e del pre regime dittatoriale nazista. Però di un argomento così profondo e vasto si è come solo scalfito la punta dell'iceberg.
ESECUZIONEGuardandolo mi sembrava di assistere ad uno spin-off della docu-serie "The Story of Film: An Odyssey"(secondo me un buona buona serie se vi piace la storia del cinema).In poche parole: troppo didascalico, molto prolisso in alcuni momenti e portando fuori focus fatti importanti.
I molti film di repertorio analizzati, venivano a volte accompagnati da interviste di "esperti"(professoroni e filmmaker sconosciuti) del settore che molto spesso davano contributi ridicoli, scontati e fiacchi.Nota positiva per un pezzo di intervista(di repertorio) a Fritz Lang che esprime una testimonianza chiave.
Cinema Tedesco a 360 gradi.
Mi sono trovato un po' stordito durante la visione, perché mi era stato consigliato dicendo che fosse un documentario che raccontava dell'influenza di Caligari e degli altri principali film espressionisti degli anni venti, sulla società e sul cinema globale. Invece è incentrato sulla storia del cinema e della repubblica di Weimar toccando per lo più di facciata quel contesto, ovviamente parlo del film, il libro da cui è tratto non l'ho letto.
STRUTTURAInizia con un breve focus sul film di Lang "M - IL MOSTRO DI DÜSSELDORF"(probabilmente il mio film tedesco preferito), che verrà poi anche ripreso verso la fine del documentario. Dopo questo piccolo focus, si svolge un percorso storico molto dettagliato, in senso di ampiezza di opere e personaggi del settore, senza andare quasi mai fino in fondo. Dall'espressionismo, passando dalla nuova oggettività, al cinema Musical dell'inizio del cinema sonoro, fermandosi quindi prima del cinema di propaganda nazista sotto-regime.
I tre grandi registi del cinema espressionista e post-espressionista tedesco(Robert Wiene, Fritz Lang e Friedrich Wilhelm Murnau) vengono un po' oscurati per fare spazio a nomi e sotto-correnti più "laterali"(si da un focus interessante e di cui non ero a conoscenza su Eugen Schüfftan, DOP di Metropolis, e di altre promesse che poi migrarono a Hollywood), a volte analizzati quasi di facciata, alcuni invece ben approfonditi e sinceramente interessanti. L'importante UFA viene accennata e leggermente approfondita, però è davvero un intervento minuscolo per una casa di produzione così centrale e importante che ha plasmato nella storia il cinema tedesco sia nelle buone che nelle cattive sorti(regime nazista)
Fritz Lang è quello forse più presente nel documentario, si comprende bene la sua genialità, la sua visione della realtà della società dell'epoca e di quello che la nazione stava per diventare in ogni suo film(quasi un veggente assurdo). Come prima anticipavo, si parla del forte collegamento del cinema tedesco con la società della sua epoca, di come questi film erano un analisi psicologica e sociologica di quelli che erano gli abitanti della Germania del post prima guerra mondiale e del pre regime dittatoriale nazista. Però di un argomento così profondo e vasto si è come solo scalfito la punta dell'iceberg.
ESECUZIONEGuardandolo mi sembrava di assistere ad uno spin-off della docu-serie "The Story of Film: An Odyssey"(secondo me un buona buona serie se vi piace la storia del cinema).In poche parole: troppo didascalico, molto prolisso in alcuni momenti e portando fuori focus fatti importanti.
I molti film di repertorio analizzati, venivano a volte accompagnati da interviste di "esperti"(professoroni e filmmaker sconosciuti) del settore che molto spesso davano contributi ridicoli, scontati e fiacchi.Nota positiva per un pezzo di intervista(di repertorio) a Fritz Lang che esprime una testimonianza chiave.