Ammetto di aver dovuto riflettere un po’ sul quanto questo film mi fosse piaciuto, soprattutto per via di una mancata comprensione dell’obiettivo del film che imputo più a me stesso che all’opera in sè, però adesso riesco finalmente a promuovere Miss Marx di Susanna Nicchiarelli nella sua interezza. Certo, rimangono gli elementi che mi avevano fatto storcere il naso sin dall’inizio, ovvero una narrativa ed un tono pesantemente spezzettati che si ricollegano bruscamente tra loro, creando una giustapposizione di eventi e atteggiamenti della protagonista che subito appaiono incoerenti e opposti, però poi ho capito che il punto è proprio quello : da un lato abbiamo la Eleanor Marx, figlia di Karl, che porta sulle spalle il peso dell’ereditá paterna, continuando le sue battaglie e divulgando i suoi precetti sotto nuove lenti e con una nuovo sguardo ed una nuova identità, quella femminile, fondamentale allora come adesso; dall’altro abbiamo Tussy, una donna fragile, dolce e costantemente tartassata da un peso affibbiatole dalla vita, cioè quello di ritrovarsi in situazioni che dipendono, totalmente contro la sua volontà, da uomini, grandi o piccoli che siano. È in questa straziante dicotomia che la Nicchiarelli racconta questa sovversiva tragedia pop di una donna che ha passato la sua vita a cercare di liberare il mondo (anche il suo) da pesi ingiusti e lo fa con sagacia, carisma e gusto, nonostante gli inciampi di ritmo e di tono.
Ammetto di aver dovuto riflettere un po’ sul quanto questo film mi fosse piaciuto, soprattutto per via di una mancata comprensione dell’obiettivo del film che imputo più a me stesso che all’opera in sè, però adesso riesco finalmente a promuovere Miss Marx di Susanna Nicchiarelli nella sua interezza. Certo, rimangono gli elementi che mi avevano fatto storcere il naso sin dall’inizio, ovvero una narrativa ed un tono pesantemente spezzettati che si ricollegano bruscamente tra loro, creando una giustapposizione di eventi e atteggiamenti della protagonista che subito appaiono incoerenti e opposti, però poi ho capito che il punto è proprio quello : da un lato abbiamo la Eleanor Marx, figlia di Karl, che porta sulle spalle il peso dell’ereditá paterna, continuando le sue battaglie e divulgando i suoi precetti sotto nuove lenti e con una nuovo sguardo ed una nuova identità, quella femminile, fondamentale allora come adesso; dall’altro abbiamo Tussy, una donna fragile, dolce e costantemente tartassata da un peso affibbiatole dalla vita, cioè quello di ritrovarsi in situazioni che dipendono, totalmente contro la sua volontà, da uomini, grandi o piccoli che siano. È in questa straziante dicotomia che la Nicchiarelli racconta questa sovversiva tragedia pop di una donna che ha passato la sua vita a cercare di liberare il mondo (anche il suo) da pesi ingiusti e lo fa con sagacia, carisma e gusto, nonostante gli inciampi di ritmo e di tono.