Disagiante, ansiogeno e ipnotico, il nuovo lavoro dei fratelli D’Innocenzo punta a raggiungere nuove vette per la narrazione e soprattutto l’estetica della nuova corrente grottesco/drammatica italiana da loro stessi capeggiata. Il film è senza dubbio ambizioso, un character study sul decadimento della persona sorretto da un sempre eccezionale Elio Germano, ma inizia a dubitare di se stesso e della sua natura ambigua proprio nel momento in cui doveva mostrarsi più forte: il finale. Purtroppo l’opera, certamente valida e affascinante nonché necessaria se si desidera davvero essere testimoni di un percorso evolutivo del cinema nostrano, è sporcata da uno spiegone finale suntivo che pur di risultare chiaro e appetibile banalizza quella che è un’affascinante riflessione sulle percezioni, le paure incombenti e i desideri amaramente inseguiti.
Disagiante, ansiogeno e ipnotico, il nuovo lavoro dei fratelli D’Innocenzo punta a raggiungere nuove vette per la narrazione e soprattutto l’estetica della nuova corrente grottesco/drammatica italiana da loro stessi capeggiata. Il film è senza dubbio ambizioso, un character study sul decadimento della persona sorretto da un sempre eccezionale Elio Germano, ma inizia a dubitare di se stesso e della sua natura ambigua proprio nel momento in cui doveva mostrarsi più forte: il finale. Purtroppo l’opera, certamente valida e affascinante nonché necessaria se si desidera davvero essere testimoni di un percorso evolutivo del cinema nostrano, è sporcata da uno spiegone finale suntivo che pur di risultare chiaro e appetibile banalizza quella che è un’affascinante riflessione sulle percezioni, le paure incombenti e i desideri amaramente inseguiti.