Una storia di decomposizione e deformazione, di ipnotici silenzi e suoni tuonanti. Non un ritratto ma un mostrare etereo di due persone, forse simboli di una generazione perduta, forse un po’ sole e semplicemente bisognose di motivazione. Yuri Ancarani toglie il romantico e il lezioso dai panorami veneziani e li illumina con sontuose moto d’acqua cariche di neon, trap e Kinder Pingui per schimicare, senza mai essere sgraziato, seguendo il fluire armonico e spettrale di quei canali, quegli specchi ondulati per persone spaventate e irascibili, quella melma purissima dove gareggiano bambini e muoiono gli uomini. Questo è un cinema nostrano che, al netto delle ispirazioni, vive di vita sufficientemente propria per essere propriamente definito “nuovo”.
Una storia di decomposizione e deformazione, di ipnotici silenzi e suoni tuonanti. Non un ritratto ma un mostrare etereo di due persone, forse simboli di una generazione perduta, forse un po’ sole e semplicemente bisognose di motivazione. Yuri Ancarani toglie il romantico e il lezioso dai panorami veneziani e li illumina con sontuose moto d’acqua cariche di neon, trap e Kinder Pingui per schimicare, senza mai essere sgraziato, seguendo il fluire armonico e spettrale di quei canali, quegli specchi ondulati per persone spaventate e irascibili, quella melma purissima dove gareggiano bambini e muoiono gli uomini. Questo è un cinema nostrano che, al netto delle ispirazioni, vive di vita sufficientemente propria per essere propriamente definito “nuovo”.