

1989·Animation·6 episodes
7.9
★

The Yomota family is small and typical: father Kinekuni (42), mother Tamiko (38), and son Inumaru (17). One day, a beautiful girl appears at their front door, calling herself "Maroko Yomota," granddaughter of Inumaru who travels back in time with a time machine to visit her ancestors. Despite of Tamiko's strong objection, Kinekuni and Inumaru welcome her to stay with them, and the structure of a happy family has begun to collapse.
Created by Mamoru Oshii
anime
original video animation (ova)
psychological
Seasons
Season 1
6 episodes · 1989
Cast

Toshio Furukawa
Inumaru Yomota

Masako Katsuki
Maroko Yomota

Kenichi Ogata
Kinekuni Yomota

Machiko Washio
Tamiko Yomota

Tessyo Genda
Bunmei Miroto

Koichi Yamadera
Bannai Tatara

Ichiro Nagai
Narration
Crew

Mamoru Oshii
Director

Mamoru Oshii
Screenplay

Mamoru Oshii
Writer

Mamoru Oshii
Original Series Creator

Mamoru Oshii
Series Director

Shigeru Chiba
Sound Director

Satoshi Saga
Key Animation

Hidekazu Ohara
Key Animation

Mitsuo Iso
Key Animation

Takeshi Honda
Key Animation

Kazuchika Kise
Key Animation
Popular Reviews
2 reviews
MarcoMeglioli

In una lettera alla sorella Lina datata 13 Ottobre 1886, un giovanissimo Luigi Pirandello scrive che la vita, osservata fino in fondo, risulta essere un enorme pupazzata: mai un lungometraggio, una serie telesiva, un anime è riuscito a racchiudere questa massima pirandelliana.
In questo OAV di sei puntate Mamoru Oshii abbandona completamente le linee guida delle narrazione classica per raccontare una tragedia (nel vero senso teatrale del termine) che non segue, in alcun modo, le grammatiche del cinema. Ora, ad Oshii piace parlare del cinema grazie al cinema, sia in modo velato (Urusei Yatsura: Beautiful Dreamer; Tenshi no Tamago) che in modo assolutamente esplicito, come il bellissimo e assolutamente fuori di testa Talking Head, in cui la rottura della quarta parete è un mero orpello narrativo e in cui la logica stessa della rigorosità di una sceneggiatura viene messa in questione. In questo OAV però le cose cambiano: la finzione narrativa prende una piega fuori da ogni schema dato che i personaggi sanno di far parte di una "sceneggiata"; la quarta parete viene infranta innumerevoli volte; i luoghi in cui si svolgono le azioni sono dei veri e propri palchi su cui gli "attori-personaggi" danno luogo a canti e a lunghi monologhi quasi shakespeariani.
L'opera assume una facciata totalmente inedita e fuori di testa: noi spettatori e spettatrici siamo consapevoli di star guardando un lungometraggio che ha l'aspetto di una recita teatrale di cui i personaggi sono consapevoli della messa in scena. Ad un certo punto sul finale, per esempio, una determinata azione di un personaggio farà dire al protagonista Inumaru che quello è un Deus Ex Machina oppure, sempre alle ultime battute dello sceneggiato, la telecamera inquadrerà i personaggi di schiena, mostrando che davanti a loro non c'è la continuazione della locanda in cui si trovano ma una platea vera e propria, che sta guardando lo spettacolo in atto.
L'ultima puntata poi è fenomenale: dato che con l'episodio 5 lo sceneggiato è finito, la puntata 6 si concetra su un Inumaru che dovrà fare le conseguenze con la fine dello spettacolo che è stata la sua vita nell'ultimo periodo. Oshii abbandona quindi la narrazione "teatrale" per improntare l'intera puntata su di una narrazione "cinematografica" che per lui significa luoghi onirici e lunghi silenzi (tenshi no tamago).
In conclusione, l'opera è un trattato particolarissimo sulla potenza della narrazione teatrale-cinematografica che mai prima d'ora vede queste due forme fondamentali cosi unite
In questo OAV di sei puntate Mamoru Oshii abbandona completamente le linee guida delle narrazione classica per raccontare una tragedia (nel vero senso teatrale del termine) che non segue, in alcun modo, le grammatiche del cinema. Ora, ad Oshii piace parlare del cinema grazie al cinema, sia in modo velato (Urusei Yatsura: Beautiful Dreamer; Tenshi no Tamago) che in modo assolutamente esplicito, come il bellissimo e assolutamente fuori di testa Talking Head, in cui la rottura della quarta parete è un mero orpello narrativo e in cui la logica stessa della rigorosità di una sceneggiatura viene messa in questione. In questo OAV però le cose cambiano: la finzione narrativa prende una piega fuori da ogni schema dato che i personaggi sanno di far parte di una "sceneggiata"; la quarta parete viene infranta innumerevoli volte; i luoghi in cui si svolgono le azioni sono dei veri e propri palchi su cui gli "attori-personaggi" danno luogo a canti e a lunghi monologhi quasi shakespeariani.
L'opera assume una facciata totalmente inedita e fuori di testa: noi spettatori e spettatrici siamo consapevoli di star guardando un lungometraggio che ha l'aspetto di una recita teatrale di cui i personaggi sono consapevoli della messa in scena. Ad un certo punto sul finale, per esempio, una determinata azione di un personaggio farà dire al protagonista Inumaru che quello è un Deus Ex Machina oppure, sempre alle ultime battute dello sceneggiato, la telecamera inquadrerà i personaggi di schiena, mostrando che davanti a loro non c'è la continuazione della locanda in cui si trovano ma una platea vera e propria, che sta guardando lo spettacolo in atto.
L'ultima puntata poi è fenomenale: dato che con l'episodio 5 lo sceneggiato è finito, la puntata 6 si concetra su un Inumaru che dovrà fare le conseguenze con la fine dello spettacolo che è stata la sua vita nell'ultimo periodo. Oshii abbandona quindi la narrazione "teatrale" per improntare l'intera puntata su di una narrazione "cinematografica" che per lui significa luoghi onirici e lunghi silenzi (tenshi no tamago).
In conclusione, l'opera è un trattato particolarissimo sulla potenza della narrazione teatrale-cinematografica che mai prima d'ora vede queste due forme fondamentali cosi unite
In una lettera alla sorella Lina datata 13 Ottobre 1886, un giovanissimo Luigi Pirandello scrive che la vita, osservata fino in fondo, risulta essere un enorme pupazzata: mai un lungometraggio, una serie telesiva, un anime è riuscito a racchiudere questa massima pirandelliana.
In questo OAV di sei puntate Mamoru Oshii abbandona completamente le linee guida delle narrazione classica per raccontare una tragedia (nel vero senso teatrale del termine) che non segue, in alcun modo, le grammatiche del cinema. Ora, ad Oshii piace parlare del cinema grazie al cinema, sia in modo velato (Urusei Yatsura: Beautiful Dreamer; Tenshi no Tamago) che in modo assolutamente esplicito, come il bellissimo e assolutamente fuori di testa Talking Head, in cui la rottura della quarta parete è un mero orpello narrativo e in cui la logica stessa della rigorosità di una sceneggiatura viene messa in questione. In questo OAV però le cose cambiano: la finzione narrativa prende una piega fuori da ogni schema dato che i personaggi sanno di far parte di una "sceneggiata"; la quarta parete viene infranta innumerevoli volte; i luoghi in cui si svolgono le azioni sono dei veri e propri palchi su cui gli "attori-personaggi" danno luogo a canti e a lunghi monologhi quasi shakespeariani.
L'opera assume una facciata totalmente inedita e fuori di testa: noi spettatori e spettatrici siamo consapevoli di star guardando un lungometraggio che ha l'aspetto di una recita teatrale di cui i personaggi sono consapevoli della messa in scena. Ad un certo punto sul finale, per esempio, una determinata azione di un personaggio farà dire al protagonista Inumaru che quello è un Deus Ex Machina oppure, sempre alle ultime battute dello sceneggiato, la telecamera inquadrerà i personaggi di schiena, mostrando che davanti a loro non c'è la continuazione della locanda in cui si trovano ma una platea vera e propria, che sta guardando lo spettacolo in atto.
L'ultima puntata poi è fenomenale: dato che con l'episodio 5 lo sceneggiato è finito, la puntata 6 si concetra su un Inumaru che dovrà fare le conseguenze con la fine dello spettacolo che è stata la sua vita nell'ultimo periodo. Oshii abbandona quindi la narrazione "teatrale" per improntare l'intera puntata su di una narrazione "cinematografica" che per lui significa luoghi onirici e lunghi silenzi (tenshi no tamago).
In conclusione, l'opera è un trattato particolarissimo sulla potenza della narrazione teatrale-cinematografica che mai prima d'ora vede queste due forme fondamentali cosi unite
In questo OAV di sei puntate Mamoru Oshii abbandona completamente le linee guida delle narrazione classica per raccontare una tragedia (nel vero senso teatrale del termine) che non segue, in alcun modo, le grammatiche del cinema. Ora, ad Oshii piace parlare del cinema grazie al cinema, sia in modo velato (Urusei Yatsura: Beautiful Dreamer; Tenshi no Tamago) che in modo assolutamente esplicito, come il bellissimo e assolutamente fuori di testa Talking Head, in cui la rottura della quarta parete è un mero orpello narrativo e in cui la logica stessa della rigorosità di una sceneggiatura viene messa in questione. In questo OAV però le cose cambiano: la finzione narrativa prende una piega fuori da ogni schema dato che i personaggi sanno di far parte di una "sceneggiata"; la quarta parete viene infranta innumerevoli volte; i luoghi in cui si svolgono le azioni sono dei veri e propri palchi su cui gli "attori-personaggi" danno luogo a canti e a lunghi monologhi quasi shakespeariani.
L'opera assume una facciata totalmente inedita e fuori di testa: noi spettatori e spettatrici siamo consapevoli di star guardando un lungometraggio che ha l'aspetto di una recita teatrale di cui i personaggi sono consapevoli della messa in scena. Ad un certo punto sul finale, per esempio, una determinata azione di un personaggio farà dire al protagonista Inumaru che quello è un Deus Ex Machina oppure, sempre alle ultime battute dello sceneggiato, la telecamera inquadrerà i personaggi di schiena, mostrando che davanti a loro non c'è la continuazione della locanda in cui si trovano ma una platea vera e propria, che sta guardando lo spettacolo in atto.
L'ultima puntata poi è fenomenale: dato che con l'episodio 5 lo sceneggiato è finito, la puntata 6 si concetra su un Inumaru che dovrà fare le conseguenze con la fine dello spettacolo che è stata la sua vita nell'ultimo periodo. Oshii abbandona quindi la narrazione "teatrale" per improntare l'intera puntata su di una narrazione "cinematografica" che per lui significa luoghi onirici e lunghi silenzi (tenshi no tamago).
In conclusione, l'opera è un trattato particolarissimo sulla potenza della narrazione teatrale-cinematografica che mai prima d'ora vede queste due forme fondamentali cosi unite
Daidan
10.0★ · 12/21/22

dancer
6.0★ · 07/25/22
